Radical Nature


London, 2009

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Una calda giornata di giornata di fine giugno, gita al Barbican, luogo che ha sempre attirato la nostra attenzione, soprattutto perché già sentito nominare in mille maniere diverse: una via di mezzo tra un centro culturale, una piccola città e un capitolo della storia dell’architettura. Incuriositi, si parte per la missione: la mostra “Radical Nature”.
Metropolitana fino a Moorgate, a nord della City, meta ultima questa articolata e complessa architettura brutalista della seconda metà degli anni sessanta.

Progetto di Chamberlin, Powell e Bon per risanare un’area della City distrutta dalle bombe tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi il Barbican si divide in centre (il più grande centro di performing arts d’Europa), ed estate dove abitano circa 4000 persone. Proprio questa è una cosa abbastanza stupefacente per noi: un enorme blocco di abitazioni costruito negli anni sessanta, da cui in automatico lo si immagina maltenuto e abitato da chissà chi. Se uno è italiano 4000 persone in un complesso equivalgono al Corviale o al Quadrilatero Melara di Trieste.


Qui invece no, si tratta di un altro film. Diciamo che ai londinesi piace molto abitare nelle estate, dunque il Barbican è mantenuto benissimo ed è addirittura ambitissimo premio di chi vuole vivere in un sistema dall’elevatissima quality of life.

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